Guardavo le sue mani.

Guardavo le sue mani che stuzzicavano insolenti una rosa finta: era così dolce il modo in cui nascondeva l’imbarazzo. Mentre parlava e sorrideva ironicamente delle proprie sventure teneva gli occhi bassi.
Guardavo le sue mani che si intrecciavano tra i ricami di una tovaglia. Riuscivo a stento a trattenere la voglia di afferrarle e di aggredire il suo dolore.
Guardavo le sue mani che enfatizzavano opinioni con eleganza tra le improvvise somiglianze simboliche, le intuizioni e l’amichevole trasporto.
Pur essendo simile a tante altre persone era speciale. E io mi lasciavo sedurre dalle sue manie.

Tratto e adattato liberamente da “Quattordici Luglio” di Carmen Consoli

Una piccola perla, un piccolo frammento di perfezione

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Mica si spegne.

L’anima vola, le basta solo un po’ d’aria nuova.

Quando mi guardi negli occhi cercami il cuore, non perderti nei suoi riflessi.

No, non mi comprare niente, perché sorriderò se ti accorgi di me fra la gente.
Sì che è importante che io sia per te ovunque e in ogni caso quella di sempre.

Sai, un bacio è come il vento quando arriva piano, però smuove tutto. E un’anima forte che sa stare sola, quando ti cerca, è soltanto perché ti vuole ancora. E vedessi come balla quando si accorge che sei lì a guardarla.

No, non mi portare niente mi basterà fermare insieme a te un istante; e, se ci riuscirò, poi saprò riconoscerti anche tra mille tempeste.

L’anima vola, mica si perde. L’anima vola, non si nasconde. L’anima vola, mica si spegne.

Tratto e adattato liberamente da “L’Anima Vola” di Elisa.

 

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Il paese delle meraviglie.

Come Alice sono finita nel Paese delle Meraviglie.

E’ un mondo parallelo che avevo solo visto di sfuggita, ma ho varcato la soglia e temo (o spero, dipende dai punti di vista) non riuscirò più a uscirne. Come un bambino di fronte a un gelato gigante, io spalanco la bocca piena di stupore e l’unico suono che riesco a produrre è “OOOOOHHHH”

Questi ultimi tre mesi sono stati una girandola di emozioni senza sosta e non sto capendo più niente. Non vorrei fermarmi più. E in effetti non mi sono ancora fermata.

Vorrei scrivere un post per ogni cosa meravigliosa che mi è successa, ma in questo momento riesco solo a emettere dei versi che vanno dal “oooooooohhh” allo “waaaaooo”

Sarà che ho avuto due giorni incredibili.

Ho portato in scena la mia micro opera prima natalizia in occasione di una serata di beneficenza: vedere una cosa scritta da te prendere vita sotto i tuoi occhi, benché così breve, è un’emozione che… wow! Ho ancora negli occhi la commozione nel finale con il sottofondo di Ludovico Einaudi, e nelle orecchie gli applausi e quella piccola bambina bellissima che mi placca per dirmi: “Siete braviccimi”.

E poi sono ancora con la testa nell’oceano di Aquarium, uno spettacolo che definire creativo è un eufemismo. Quando si parla di magia del teatro non è un caso: ti porta via. Ti fa tornare bambina e – se sei addetta ai lavori – ti fa anche sentire piccolina in confronto alla bravura di chi sta là sopra e riesce a regalare ai bambini un po’ di quella fantasia che il mondo cerca in tutti i modi di portar via loro. Proprio come dice una battuta del mio micro spettacolo:

“Ehi! L’hai sentito Babbo Natale?!?”

“Ma Babbo Natale non esiste!”

“Shhhhhhhhhhh! Non dirlo. Ogni volta che qualcuno lo dice un bambino muore da qualche parte del mondo. Non puoi togliere l’infanzia a un bambino, così, senza pensarci.”

La cosa che più mi commuove in tutto questo è che la Casa del Teatro ragazzi è sempre piena e gli spettacoli sono sempre sold out. Ciò significa che ci sono genitori che portano i propri figli a teatro e, ve lo giuro, mi fa pensare che forse il mondo non è così orribile come sembra.

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Sotto pelle.

Turin

Ci sono quelle persone che ti entrano dentro e non vanno più via. Soprattutto nel momento in cui devi lasciar loro la mano e continuare a camminare da sola.

Ci sono quelle persone a cui pensi ogni volta che fai un passetto in più sulla tua scala dell’autorealizzazione.

Sono persone che ti hanno dato tanto e che, nonostante non siano fisicamente presenti in un determinato istante, le senti più vicine che mai. Sono lì che ti tengono la mano sulla spalla nell’immaginario dei tuoi ricordi.

Sono persone che vorresti fossero fiere di te, ‘che non importa cosa pensano gli altri, se loro sono orgogliose, gli altri possono pure fottersi.

Sono persone che ti mancano quando finalmente riesci ad arrivare un po’ più in alto, ma  non puoi condividere insieme quel momento.

A volte lo sento nella testa, il mio maestro di teatro, che mi grida “Che cazzo stai facendo?” oppure “Mettici più impegno!” “Concentrati!” “Puoi fare meglio di così.”

Magari non sarà uno dei grandi nomi del teatro di Torino che nel curriculum suonano bene e che ti aprono tante porte, ma non è questo l’importante. Io sono fiera di aver avuto lui come maestro e me lo porto dentro tutti i giorni, anche se ora studio teatro con altri insegnanti.

Sì, lo so che può sembrare, ma NO, giuro che non è morto. E’ vivo e vegeto e fa il papà a tempo pieno adesso. Tuttavia, mi manca come non mai: tra un paio di settimane va in scena la mia prima regia e tutto ciò che vorrei è sapere che ho fatto bene e che lui è orgoglioso di me.

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Elendil

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E’ un’era molto strana, per usare un eufemismo.

Le parole si sono volatilizzate. Cioè, magari ci sarebbero pure, pronte a fare il loro mestiere, ma è come se si fossero accalcate tutte verso l’uscita e poi rimanere incastrate a mo’ di imbuto.

I sogni sono nel cassetto, ma si sono chiusi dentro a chiave e si rifiutano di uscire. Dicono che fuori fa troppo freddo.

Le prospettive si sono fatte terra bruciata intorno. Dicono che si sta meglio su un’isola deserta, e comunque ben lontane da te.

In generale è tutto molto buio. La nebbia si addensata troppo, forse. L’espressione prevalente è “boh…” Non ci credi nemmeno tu a ciò che ti sta intorno, a quello che succede, o meglio a quello che NON succede. Mai.

Ci sei tu, immerso nel buio. Se solo riuscissi a brillare un po’, a risplendere di luce propria, senza bisogno di essere illuminato dal sole. Se solo riuscissi a farti un po’ di coraggio. Ma è così buio. Tutti i bambini hanno paura del buio.

Ma tu non sei più un bambino!

Non è vero. Siamo tutti un po’ bambini. Bisognerebbe solo imparare ad esserlo nelle cose giuste.

C’è qualcuno lì fuori nel buio? Chi mi insegna?

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#project52 – 38th week :: Reperti archeologici

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Museo del cinema. Io e una mia amica siamo andate a visitare la mostra di Scorsese. Ci ritroviamo di fronte ad una foto ritraente Steven Spielberg, George Lucas e Martin Scorsese.

Amica: “Non lo conosco questo George Lucas.”

Ho avuto un’improvvisa voglia di salire fin sulla cima della Mole Antonelliana e gettarmi di sotto. O spingere giù lei, in alternativa.

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#project52 – 33rd, 34th, 35th, 36th, 37th week :: Previously

Mi sono un po’ persa per strada quest’estate. Non ho interrotto il project, solo che è stato un periodo molto confuso in cui ho cercato di rimettere insieme pezzi che non combaciavano più. E sono stata così impegnata a sbattere la testa contro il singolo pezzo che ho perso di vista il disegno generale. A volte il peggior difetto di una fotografa e vedere solo il particolare e decontestualizzarlo dal resto.

Quindi facciamo un riassunto fotografico delle puntate precedenti.

33/52 :: Green light

Luca Baldini, bassista di Paolo Benvegnù

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34/52 :: Fireworks

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35/52 :: Far Away

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36/52 :: Azzurro – Mentone non è mai stata così bella.

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E in ultimo, vi presento la nuova arrivata in famiglia. La micina più vivace e bella che abbia mai visto.

37/52 :: Yuki

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