Molto spesso niente è quello che sembra.
E un visino così bello nasconde più cose di quanto il mondo possa immaginare.
Molto spesso niente è quello che sembra.
E un visino così bello nasconde più cose di quanto il mondo possa immaginare.
E’ capitato poco tempo fa. Saranno due mesi, non ricordo con precisione. Mi hanno coinvolta in un progetto. All’inizio non ero convinta, volevo fuggire a Manchester il prima possibile. Ma alla fine mi sono fatta trascinare dal mio amore per il teatro e soprattutto per i musical e così sono rimasta. Ed eccomi qui.
Volare è bello, ma si può sempre cadere: meglio averla una rete di sicurezza. Ed è così che entro in gioco io, la suggeritrice. Ma c’è da dire che sono stati così bravi che non hanno avuto bisogno di me.
E’ stata un’emozione grandissima. La sensazione di avere di fronte un teatro sold out (300 persone) un pubblico entusiasta e partecipativo e tanti bambini che si sono divertiti da morire è meraviglioso. Ma soprattutto vedere l’impegno e la passione che questi ragazzi ci hanno messo (hanno provato per un anno e mezzo, due volte a settimana) e la perseveranza della regista/Peter Pan che è riuscita a mettere in piedi tutto questo dal nulla, è stato molto molto intenso. E non solo…
Si è voluto fare una sorpresa a tutti quanti e si è contattato Manuel Frattini, che così ha risposto:
Alla versione femminile del mio Peter Pan auguro di volare in alto. Fare uno spettacolo amatoriale non vuol dire farlo senza il cuore… Date vita a questo meraviglioso spettacolo usando tutto il vostro cuore. Vi auguro il meglio. In bocca al lupo, Manuel Frattini; o se preferite Peter Pan.
Non vi dico i pianti. Un anno e mezzo di tensione e di sacrifici che scivolano via sotto forma di lacrime di gioia. E, nonostante fossi l’ultima arrivata, non ho potuto fare a meno di commuovermi. Ho pianto e abbracciato tutti anche io.
Quindi, GRAZIE. Grazie per avermi chiesto di accompagnarvi per un pezzetto di strada.

©Stefano Cantù

©Stefano Cantù

©Stefano Cantù

©Stefano Cantù
P.S. Sono ancora programmate due date a Villastellone (TO) l’8 e il 9 giugno, ore 21.
Me ne sto qui seduta a fissare la pioggia, ginocchia al petto, i Bastille che rimbombano nelle orecchie e giochicchio con le dita dei piedi. La voglia di piangere e fondermi con la pioggia sta per prendere il sopravvento. Sarebbe bello se, come la pioggia, le lacrime lavassero via quel groviglio che ho dentro.
Ultimamente faccio cose così strane: dormo e mi sento in colpa; passeggio e mi sento in colpa; cazzeggio e mi sento in colpa; leggo libri discutibili, mi piacciono e mi sento in colpa; prendo appuntamenti con vecchi amici per bere una cosa, mi pento e mi sento in colpa; cerco di scrivere, ma le parole mi sfuggono e, sì, forse mi sento in colpa anche per questo.
Ogni tanto il sole filtra capriccioso e prepotente tra le nuvole per poi tornare a nascondersi. Esattamente come vorrei fare io. Nascondermi, arrendendomi ad una fragilità che non mi appartiene.
Non so più niente, cosa è giusto, cosa non lo è, chi sono ora, chi sarò in futuro. E nemmeno ho la forza di pensarci. Vorrei che si materializzasse una risposta di fronte a me, chiara e precisa. E invece una nebbia fumosa mi avvolge. Tutto quello che ho dentro lotta per venire fuori, ma non trova la strada. E tutto ciò che sento è una stanchezza profonda e una grande frustrazione.
Incredibilmente sono riuscita a fare la foto della settimana ho avuto una settimana delirante. Ma la primavera è arrivata finalmente. Speriamo non sia un altro falso allarme.