Project 52 – 11th week :: No woman, no cry.

“Siate quello che siete preservando la vostra coscienza, il corpo non importa, ciò che conta è la mente, il vostro corpo si logorerà e andrà inesorabilmente verso la fine, la vostra mente al contrario si rafforzerà con il passare del tempo”

Approfitto di questa foto per rendere omaggio ad una grande donna che si è spenta oggi.

Rita Levi Montalcini.

Non credevo sarei mai vissuta abbastanza per poter sentire della sua dipartita. Una donna così non poteva che essere immortale ai miei occhi e invece tutti sottostiamo alle leggi di natura.

Ciao Rita.

“Meglio aggiungere vita ai giorni che giorni alla vita.”

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Tante storie

A un certo punto della Storia, qualcuno si dichiarò insoddisfatto. Della Storia, intendo dire: di come stava andando, e soprattutto del ruolo che gli era stato  assegnato. Era un personaggio di secondo piano; partecipava ad alcune azioni corali e pronunciava qualche battuta divertente, ma non aveva peso nel procedere dell’intreccio, non determinava svolte decisive, non era mai alla ribalta nei momenti che lasciavano tutti con il fiato sospeso. Quando si trattava di salpare per un nuovo mondo, lo si vedeva appena, confuso tra la folla che si assiepava sulla banchina;  quando il giovane amante si stringeva alla sua bella al chiaro di luna, lui si era già messo a letto con un noioso raffreddore. E non era giusto, sentenziava il nostro personaggio: con tanto tempo a disposizione e tante scene da recitare nei più diversi ambienti, doveva pur esserci un modo di fargli fare qualcosa di significativo.

C’erano state altre lamentele in precedenza, ma sommesse, timorose: voci di corridoio subito smorzate dall’ansia di non voler sembrare uno scocciatore, un guastafeste.  Invece il nostro personaggio si esprimeva a voce alta e un po’ irosa, e faceva tante strorie;  e le sue rivendicazioni cominciavano a lasciare il segno, a trovare eco in altri scontenti. Si provò  allora a contattare l’Autore, ma senza fortuna: dopo aver scritto la storia si era ritirato in un’isola lontana, la più perfetta delle isole *, dicono, l’isola della quale non se ne può sognare una di migliore, e non voleva essere disturbato.

Si cercò il Testo per apportargli qualche modifica e aggiungere qualche nuova vicissitudine, ma nessuno sapeva dove fosse; anzi si mormorava che non esistesse più, che non fosse più scritto da nessuna parte. Tutti sapevano che cosa fare e che cosa dire, dunque non c’era bisogno di un Testo; la Storia poteva svolgersi in modo automatico come un orologio che cammina senza sosta dopo che gli sia stata data la carica.

Si andò avanti per un bel po’, in un’atmosfera di crescente tensione: da una parte il personaggio ribelle con un gruppo sempre più vasto di simpatizzanti, dall’altra i molti volonterosi che si arrabattavano per trovare una soluzione.

Poi, un giorno, il personaggio ribelle si stancò di aspettare e di fare tante storie; era arrivato il momento di agire, di compiere una scelta coraggiosa. Così, la prima volta che una caravella stava per salpare per un nuovo mondo, mentre il capitano sulla tolda agitava la mano per salutare la folla, lui si staccò da quella folla, misurò a grandi passi la distanza che lo separava dal bastimento, si arrampicò con grande energia sulla scaletta di corsa, piazzò una scopa nelle mani del capitano e con uno spintone lo mandò a fare pulizia sottocoperta, e si mise ad agitare la mano al suo posto, mentre la nave si allontanava verso l’ignoto.

Di lui da quel giorno, si sa poco, ma il suo gesto è rimasto per sempre impresso nella Storia. Che peraltro, da quel Giorno e da quel Gesto, è finita, perchè i molti simpatizzanti del ribelle ne hanno imitato l’esempio e si sono messi a fare scelte di ogni genere – sorprendenti, arbitrarie e spesso insensate.

Oggi dunque, ci sono tante storie, tanti gesti, tanti testi e tanti autori, tutti rigorosamente con l’iniziale minuscola, e, se qualcuno si prende troppo sul serio e si propone come Autore, altri sorridendo gli raccontano la Storia (o, come la chiamano adesso, la Storiella) e gli spiegano com’è andata a finire: come basti un niente per uscire dalla folla e misurare a larghi passi la distanza dal proprio destino.

Con l’accento su proprio, non su destino.

Ermanno Bencivenga, La filosofia in 42 favole. Il libro più geniale che mi sia mai capitato di avere tra le mani. Maestro, mi inchino.

Riferimento a Gaulinone e alla disputa con Sant’Anselmo e la sua prova ontologica dell’esistenza di Dio.

Gioco della Vita.

Rubo il post da un blog che purtroppo non esiste più, ma che torna nello spirito ogni tanto. Grazie Will.

Le cose non sono andate come avevi immaginato e progettato. Quante volte ti è accaduto di vivere questa situazione?
Tendenzialmente le persone reagiscono a simili situazioni pensando e ripensando a quanto accaduto con il risultato di cadere in uno stato di sconforto improduttivo.
Qualcuno ha detto che la vita è un gioco, dove vince chi scherza meglio. Probabilmente queste parole possono sembrare il frutto di una persona cinica e disillusa, ma contengono un fondo di verità. La vita non è certo uno scherzo, ma considerarla come un gioco può servire ad affrontarla meglio.
Nel gioco nulla è irreparabile ed anche se cadi nella casella sbagliata, quella che ti impone di stare fermo un giro, sai che presto toccherà di nuovo a te tirare i dadi e allora potrai guardare quella casella da una posizione diversa. Il migliore giocatore è colui che sa cambiare strategia al momento opportuno, colui che non si dà mai per vinto, ma soprattutto colui che non si prende mai troppo sul serio e vive con piacere tutti gli imprevisti del gioco, trasformandoli in chances di vittoria.
Cosa consiglierebbe un “buon giocatore” a chi si lascia prendere dallo sconforto dinanzi alla constatazione che le cose non sono andate come voleva?

1. Proiettati in avanti
Poniti questa domanda: “Come mi apparirà questa storia tra sei mesi? Tra un anno? Quanto importerà a me e agli altri di ciò che è accaduto?”

2. Impara la lezione
Ok, le cose non sono andate come volevi. Chiediti: “Cosa ho imparato da questa situazione che in futuro potrò fare meglio?”

3. Guarda al lato positivo
Che cosa hai fatto di buono? Cosa è andato come doveva? Di cosa sei felice? Guardare agli aspetti positivi permette di trarre stimolo anche da ciò che non è andato bene.

4. Chiedi un feedback alle persone di cui ti fidi
Se chiedi un parere ad un famigliare, un amico o un coach, probabilmente ti rassicureranno, dicendoti che le cose non sono andate così male come a te sembra.

5. Perdona te stesso e gli altri
Il senso di colpa è una zavorra che lega al passato e non permette di procedere verso il futuro.
Non andare in cerca di colpe, ma di soluzioni.
Investi le tue energie mentali e fisiche nella creazione di un n uovo successo. Inizia subito!
Pensa che spesso da un fallimento può inaspettatamente nascere un successo
Non dimenticare che moltissimi politici, uomini di business, star del cinema, cantanti, atleti, ecc. si sono scontrati con delusioni e fallimenti prima di raggiungere il successo.

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Il segreto

Il segreto per riuscire è la concentrazione, il focus.

Focalizzarsi su un obiettivo e portarlo avanti fino in fondo.

E fin qui non sembra difficile, giusto? Sbagliato.

La fase del focus è tra le più complesse. Per voi non so, per me di sicuro, perché io sono una persona eclettica.

E il problema quando si è eclettici è uno solo, un solo gigantesco problema: si salta di palo in frasca come le cavallette. Così facendo, le energie vengono spese in un sacco di attività diverse e non si riesce a concentrarsi su nulla di preciso. Si è in grado di fare tutto, ma niente in maniera eccellente.

E -lasciate che ve lo dica – è una vera merda.

 

Just a man… a successful man #2

Come preannunciato eoni fa, volevo parlarvi del signor Honda tornando così a raccontare storie di uomini che ora, grazie al loro grande successo, sono stati mitizzati, ma che in fondo sono uomini come tutti. Allora cosa li rende così diversi?

Una delle storie storie di persone di grande successo che preferisco è quella di Soichiro Honda, fondatore della società che porta il suo nome. Come tutte le aziende, non importa quanto grandi, la Honda Corporation è iniziata con una decisione e un forte desiderio di produrre un risultato.

Nel 1938, quando andava ancora a scuola, Soichiro Honda prese tutto quello che possedeva e lo investì in un piccolo laboratorio dove cominciò a elaborare una sua idea di anello elastico. Voleva vendere la sua opera alla Toyota Corporation, perciò lavorava giorno e notte,  immerso nel grasso fino ai gomiti, dormendo in officina, sempre convinto di poter raggiungere un risultato. Per restare in affari impegnò perfino i gioielli della moglie. Ma quando finalmente riuscì a fabbricare i suoi anelli elastici e li offrì alla Toyota, gli dissero che non si adattavano agli standar dell’azienda. Dovette perciò tornare a scuola, dove gli toccò sopportare le risate ironiche degli insegnanti e dei compagni quando parlavano dei suoi assurdi progetti.

Ma, invece di soffermarsi sul lato spiacevole di quell’esperienza, Honda decise di continuare a concentrarsi sul suo obiettivo. E infine, dopo altri due anni, la Toyota offrì a Soichiro Honda il contratto che lui sognava. La sua passione e la sua costanza erano state premiate perché Honda sapeva quello che voleva, aveva agito, aveva notato che cosa non funzionava e aveva continuato a cambiare approccio, finché non aveva avuto quello che voleva. A questo punto, però, dovette affrontare un altro problema.

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