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#osservatorioinfanzia compilation #1

Lavorando con i bambini si vedono e si sentono delle perle di rara bellezza. Ho deciso quindi di dare vita a questo piccolo spazio che ne raccoglie qualcuna.

Piena libertà di aggiungere aneddoti nei commenti, quelli che mi faranno più ridere finiranno nelle prossime compilation.

Oggi ho accompagnato un bambino dell’asilo in bagno che doveva fare la numero 2. Mi grida da dentro “Chiara ho fatto la cacca.”Bravo pulisciti bene e lavati le manine” “Chiara, ho fatto la cacca!” “Ehm, tesoro, non è che hai bisogno di una mano?” “Ci” Entro e lo trovo incastrato nel water che non riusciva ad uscire perché invece di usare quello dei piccoli ha usato quello dei grandi. S O N O M O R T A D A L R I D E R E!

[CHIARA E L’AIUTO COMPITI] Io e una bambina abbiamo inventato la storia di cavalieri che gareggiavano sempre l’uno contro l’altro per determinare chi era il migliore, un giorno uno di essi si stufò e decise di combattere contro il re per rivendicare il suo diritto a oziare. Il cavaliere vinse e finalmente tutti poterono dormire tutto il giorno. Rodari, spicciami casa!

Bambino, classico bambino un po’ tonto alla Russell di Up. Camminiamo in fila indiana nel bosco: “Ho mal di pancia.” “Ok, quando ci fermiamo magari vai in bagno.” “Ho mal di pancia, Chiara.” “Ho capito, tesoro, ma io nel bosco non posso farci niente. Resisti!” “Ah, non è come sul pullman?” “Cioè?” “Ma sì, ci dici sempre che se abbiamo mal di pancia dobbiamo venire davanti.” [F A C E P A L M]

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[4 ANNI] Camilla: “Chiara, ma Emma non vuole fare pace. Io gliel’ho chiesto non vuole” Emma: “Si, ma non è che possiamo sempre stare così, appiccicate. Cioè io ho bisogno dei miei spazi” Bom sono scoppiata a ridere. Non ce l’ho fatta.

Una bambina invece di FLAUTO DI PAN ha scritto FLAUTO DI PANNA. La amo molto <3

Lo sapete che io conosco tutti gli ingredienti per creare una pianta carnivora? Solo che non posso dirvelo perché è un segreto.

 

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“Be formless. Shapeless. Like water. Water can flow or it can crash.”

Sapete, no, quando su un annuncio di lavoro viene richiesta una persona DINAMICA?

Credo di aver finalmente capito cosa vuol dire essere dinamici. Non nel senso richiesto negli annunci (nella maggioranza dei casi è un’inchiappettata che ti richiede di aprirti partita iva, tanto sei dinamico), ma nella vita, all’interno dell’universo. Pánta rêi, diceva Eraclito, tutto è in continuo divenire.

Lo sanno anche le rocce. Loro restano immobili e vengono intaccate da un processo che si chiama erosione. Ciò che resta immobile muore.

L’ho capito in questi giorni: stanno cambiando tante cose, non solo nel mondo, ma anche nel mio piccolo paese. Il cambiamento avanza e non tutti riescono ad accettarlo, nonostante il vecchio sia vittima di un’emorragia insanabile sotto gli occhi di tutti.

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Anche le margherite hanno lo shatush

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Giornate veloci, via una l’altra, ti riprometti ogni volta di scrivere sul blog. Ho un post in mente sulla giornata mondiale autismo (praticamente una settimana fa) che rimando in continuazione. Come dire. Essere sul pezzo è proprio un’altra cosa.

Poi però mentre porti S. a godersi un pezzetto di questa rinnovata primavera, trovi su una panchina un mazzetto di margherite. E allora lì ti fermi per forza. Ti guardi intorno. Nessuno. E’ un particolare stonato che, nel bene o nel male, non puoi fare a meno di notare. Magnetizza il tuo sguardo.

Le avranno dimenticate, dice una vocina cinica e maligna dentro di te.

Le avranno lasciate lì per allietare la giornata del primo che passa, dice l’altra vocina dando una gomitata alla prima.

Oh, che vi devo dire, magari la vocina maligna ha ragione, ma so che quando sono venuta via sono stata tentata di portarmele via per ricordo. Ricordo de che? Ma sì, ricordo di questo breve istante, di quelle piccole sorprese che ti strappano un sorriso, no? Poi invece ho pensato di lasciarle lì, per il prossimo che magari avrebbe avuto bisogno di farsi strappare un sorriso e di scrivere un post scemo.

Ah, che bella la circolarità delle cose.

Oggi il mazzolino non c’era più.

Drama button

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I swear, I lived.

Spero che quando spiccherai quel salto tu non senta la caduta,  spero che quando l’acqua salirà tu riesca a costruire un muro, spero che quando la folla griderà stia gridando proprio il tuo nome, spero che quando correranno via tu sceglierai di restare.

Spero che tu ti innamori e ti faccia così tanto male, perché è l’unico modo in cui tu possa capire di aver dato tutto ciò che avevi. Spero che tu non soffra ma che che tenga stretto il dolore.

Spero che quando il momento arriverà tu possa dire “Ho fatto tutto,  ho fatto mio ogni singolo istante che il mondo potesse donarmi. Ho visto così tanti luoghi, fatto tante di quelle cose… Sì, ora ho tutte le ossa rotte, ma giuro che ho vissuto.”

Spero che i tuoi giorni scorrano e che ti lascino qualcosa, e quando il sole scenderà spero alzerai il calice. Vorrei essere il testimone di tutta la tua gioia e di tutto il tuo dolore, ma finché non verrà il mio momento dirò:

“Ho fatto tutto,  ho fatto mio ogni singolo istante che il mondo potesse donarmi. Ho visto così tanti luoghi, fatto così tante cose… Sì, ora ho tutte le ossa rotte, ma giuro che ho vissuto.”

Tradotto e adattato liberamente da “I lived” degli One Republic

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Il teatro è morto. Lo dicevano pure di Dio, ma a me sembra vivo e vegeto in ogni caso.

Cerchi così tanto la tua strada, ti affanni così tanto ad adattarti agli scenari e alle richieste del mondo, che alla fine, tu camaleontica creatura, non ti ricordi più di che colore sei nato. E non ti rendi conto che alla fine stai percorrendo quella strada da tanto, tanto tempo, ma non te n’eri mai accorto, ma averla vista adesso ti fa anche un po’ paura.

E’ facile (per così dire) farsi cullare dalle onde sbandando di qua e di là. Più difficile è scegliere un punto e arrivarci diretto. Metti che poi manchi il tiro? E se non ci arrivi? Fa paura, no?

Poi in un secondo ti fermi e realizzi che lo stai facendo da quasi 10 anni. Non so perché proprio quel giorno decidi di fermarti e realizzare. Però non può essere una coincidenza, dai. Forse è ora di prendere coraggio e farlo a livello professionale. No? Ok.

Ora bisogna solo capire come si fa.

Il teatro è morto, dicono. Lo dicevano pure di Dio, ma a me sembra vivo e vegeto in ogni caso. Vedo di fronte a me persone che sono riuscite a entrare nel circuito teatrale perché l’hanno creato il circuito teatrale e mi prende un po’ lo sconforto. Li guardo e vedo persone che hanno avuto il loro momento e sono entrati, ma erano gli anni ’70.

Io decisamente sono nata molto dopo e la mia è l’era del “Non ci sono fondi“, del “Ti paghiamo in visibilità“, del “ci sono problemi ben più grandi, i laboratori di teatro… lo può fare chiunque“. Li guardo e mi sembra incredibile riuscire a campare di teatro. Non dico diventare ricchi o agiati. Solo camparci, sopravvivere nella media dignità.

Dicheno che per risolvere problemi molto grandi bisogna suddividerli in problemi molto piccoli, quindi procediamo passo dopo passo. E ora?

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Un carnevale… delle meraviglie.

Carnevale? Ma ancora? E’ stato settimane e settimane fa, direte voi.

E INVECE NO. Ieri abbiamo partecipato alla nostra ultima sfilata dell’anno. Per il nostro carro viaggiatore, per lo meno. Da voi ci sono ancora sfilate o siete tutti come il mio paesino che “in Quaresima non sia mai, per carità!“?

Per quanto la confusione carnevalesca non sia nelle mie corde, lo sono molto di più le fotografie che posso fare in quei giorni e che non avrei occasione di fare in nessun altro periodo dell’anno.

Quando mai potrei far piombare un aquila gigante su un Castello se non a carnevale?

O catturare la magia di uno sguardo.

E’ quel momento dell’anno che non importa se tu sia nero, giallo, bianco o coniglio. Si balla e ci si lancia coriandoli.

Si diventa galanti.

O si è Deejay in una tazza sospesa nel vuoto.

Per altre foto potete curiosare qui oppure qui.