Leggo robe, vedo gente…

Giusto per rubare un po’ di tempo allo studio, mi sono messa a rovistare nell’armadio dove tengo tutti i miei appunti e dispense e ho ritrovato quelle di teatro. Presa dalla frenesia non ho saputo trattenermi e ho letto per voi una piccola poesia di Stefano Benni. Ma brava Chiaaara… non l’ha mai sentita nessuno. Tu si che hai fantasia.

Detto questo, non date troppo peso alla mia deriva da schizzata isterica. Non vi preoccupate. Sono serena e sto bene.

 

Sì, sta per ricominciare la mia stagione teatrale e non vedo l’ora di ripartire. Yeeeeehhhh…

Condom Sentimentale

Per tutta la mia vita ho desiderato che qualcuno mi prendesse per mano e si occupasse di me, magari sembro una persona coraggiosa che fa tutto da sé, e invece mi abbandonerei così volentieri alle cure di un altro.

(Etty Hillesum)

Un giorno un uomo saggio, che probabilmente ne aveva le palle piene di sentirmi lamentare di un amante scomparso nel nulla senza motivo, mi disse “Ma perché sprechi energie a preoccuparti per lui?!? Pensa a preoccuparti poi quando avrai un ragazzo, no?”

Ecco.

Noi donne nasciamo con un tot di difetti di fabbricazione. Anche gli uomini, beninteso. Ma mentre gli uomini se ne fottono e vivono sereni, le donne ne soffrono.

Tra suddetti difetti: la PSM in primis (quest’ultima, ad esempio, è stata devastante per me e basta vedere il post precedente per capire che non sto dicendo castronerie); in seconda posizione troviamo una certa predisposizione naturale a farci coinvolgere – diciamo pure travolgere – dai sentimenti. Se sia colpa del retaggio culturale, che pullula di fiabe sul vero amore, principi azzurri, principesse rosa e quant’altro, io non lo so, ma so che spesso è una predisposizione che fa più male che bene. E poco cambia chiamare in causa l’emancipazione femminile perché è proprio un qualche cosa che ci portiamo dentro.

Se è vero che ognuno ha al suo interno una componente sia maschile sia femminile, io, dal canto mio, ho la fortuna (forse) di aver sviluppato, con gli anni e l’esperienza accumulata fin qui, il mio lato maschile: in soldoni, sono più pragmatica e sbrigativa, mi faccio molti meno problemi e mi incazzo come una biscia quando sento raccontarmi certe paranoie (ho poca pazienza, chiedo perdono). Questo porta le mie migliori amiche a credermi una sorta di wonder woman (“Tu sai sempre quello che vuoi, ma come fai?”, “Tu sei saggia”): mi spiacerebbe deluderle, ma ciò non implica che io sia immune ai difetti di fabbrica, solo che sto imparando a compensarli. Perché come in tutte le cose occorre trovare un certo equilibrio e riuscire pure a mantenerlo.

Tutto questo sproloquio solo per ricordare il giorno in cui dissi alla mia ‘sora: “Mi raccomando, oltre ai tuoi portati dietro IL condom. Il condom sentimentale” e lei mi disse “Ooooohhh, dovresti scriverci un post!” [Lo so! è accaduto mesi fa, ma io c’ho i miei tempi nella produzione dei post, ok?].

E inoltre – per concludere – vorrei che, voi donzelle single, prendeste lettura di questo post e che lo mandaste a memoria o ve lo incollaste nella moleskine: How to: pick a lover della Spora. Compito a casa: rileggerselo una volta al mese, perché “se non hai una vita sessuale non sei singol: sei zitella.” (cit. Spora) e noi singol necessitiamo di non farci troppo male, ecco.

Il nonsense ci salverà.

Sto preparando un esame sul Mito. In questi giorni ho letto talmente tanti miti che mi si stanno s-confondendo tutti in testa. La cosa che mi consola (devo sempre trovare qualcosa che mi consoli) è che non siamo soli nell’universo. Nel senso. Se il mondo molto spesso è un enorme crogiuolo di nonsense… beh anche gli antichi non erano da meno.

Voglio raccontarvi un antico rito greco, senza alcuno studio sul contesto storico o interpretazione, perché letto così è veramente assurdo e, sì, fa veramente ridere. Così per mantenere alto l’umore.

Durante questa speciale festa, la Festa delle Bufonie, vengono portati dei buoi in processione sull’acropoli e vengono lasciati vagare attorno ad un altare. Su di esso sono poste alcune focacce dedicate agli dei. Gli animali sono chiaramente attratti dalle focacce e il primo bue che addenta una focaccia viene ucciso con un colpo di scure. A questo punto, l’assassino di buoi getta la scure a terra e scappa (io me lo sono immaginato bene: uno scatto tipo al gioco del fazzoletto. Nuuuumeriiiii… DUE! Accoltella, prende e scappa).

L’animale viene poi macellato ritualmente e mangiato. La cosa peculiare di questo rito è che, durante tutto il suo svolgimento, si attua una sorta di scarica barile per il quale ognuno dà la colpa ad un altro per l’uccisione del povero bue: le portatrici d’acqua accusano gli affilatori di scure, che a loro volta accusano i portatori di scure… e così via, fino a quando la colpa non ricade sull’arma che ha squartato l’animale (tu brutta stronza:  sei affilata!). Viene presa, condannata (!) e gettata in mare.

La pelle del bue viene poi impagliata, cosicché in qualche modo si possa dire che l’animale è risuscitato all’interno di un simulacro, che viene così attaccato ad un aratro.

Ed ecco che immediatamente mi si è accesa a lato della testa una grossa e luminosa lampadina a forma di WTF?!? subito sostituita da un’altra a forma di LOL, con una leggera spruzzata di OMG. Per dire.

Little, crazy diamonds.

Et voilà! Conosciute il secondo anno di università. Ci barcameniamo alla bell’e meglio non capendo un cazzo della vita, quattro filosofe da strapazzo che di filosofico probabilmente hanno solo il concepire la vita come un’infinita girandola di nonsense e citazioni trash (di cui io non capisco un granché, perché non ho una vera cultura trash, apprezzo eh, ma mancano le basi proprio).

Ed eccoci qua:

  • la repressa, che non lascerà mai il suo ragazzo stronzo perché probabilmente ha il terrore di non trovarne un altro, e preferisce essere repressa per tutta la vita a fare la mogliettina. Catto-comunista convinta che non vuole nemmeno sentir nominare la parola sesso;
  • la banderuola, che non riesce a prendere mai una decisione in vita sua e segue la corrente, e vede i cuori perfino nei disegni della schiuma dei cappuccini;
  • la finta cinica/donna di mondo, che in realtà ha sempre avuto storie serie e lunghissime (e per me un anno è un periodo di tempo lunghissimo) in vita sua e che prima di fare nuove esperienze deve analizzare la situazione così a fondo che nel rimettere insieme i pezzi avrà sicuramente perso qualche vite (ovvio che poi le cose non funzionano!). Ragazza indipendente che fa da sempre a botte con il suo bisogno di essere amata;
  • la philofobica (all’incirca), che pur di non perdere la propria libertà è disposta a uscire con tre ragazzi contemporaneamente per non concentrarsi mai veramente su nessuno, è disposta ad amare in ognuno un particolare per non doverli amarli in toto. Convinta che il sesso sia la cura ad ogni male. Single praticamente da quando è nata. Ironia e cinismo sono il suo pane quotidiano, ma dice bene la Spora: “Epperò, oh, sono singol. Ho scelto di esserlo? Nah. Mi sto adattando alla situazione? Più o meno.

Sembrano personaggi alla sex & the city, e invece…

Sono reali? Forse. Ricamati? Probabile. Caricature? uhmmmm nnn-nì. Non più di quanto potrebbero esserlo altre descrizioni da 4 righe l’una.

Amiche: senza dubbio. Casinare: puoi metterci la mano sul fuoco. In attesa di qualcosa di meglio: anche. E’ che l’attesa a volte non dà frutti se non si smuovono un po’ le acque. Sempre per il famoso principio per il quale se continui ad agire perennemente nello stesso modo, ne seguiranno SEMPRE i medesimi effetti.

Cara amica mia

Cara amica mia,

sono  la classica (oddio non so quanto classica) amica che esce tranquillamente con te a cena o passa del tempo divertendosi un sacco insieme a te, ma poi sparisce per settimane senza mai farsi sentire di sua spontanea volontà rinchiudendosi nella propria solitudine. Amica, non prendertela a male – davvero! – è che i rapporti amicali* non sono il mio forte, mi stancano proprio psicologicamente. Quindi, amica, se ti sto proprio tanto simpatica e in fondo un po’ mi vuoi bene e quindi ci tieni ad avere a che fare con me devi portare pazienza e capire che, se non mi faccio sentire, non è perché mi stai sui coglioni o perché mi hai fatto qualcosa di male. Io prima o poi torno. E, ad ogni modo, nel caso avessi bisogno, non ti rifiuterei mai il mio aiuto: ci sono in ogni caso.

Lo so che probabilmente questa mia natura non mi rende propriamente popolare e che un giorno, quando sarò vecchia, me ne pentirò perché non avrò nessuno su cui contare se non me stessa. Ma poi – parliamoci chiaro – mica è detto che la vita sia paragonabile ad un film, di quelli che un giorno ti accorgi che stai recitando la parte di Scrooge e l’unica cosa da fare pare sia convertirsi ma – oddio! – oramai è troppo tardi. Suvvia.

Hai ragione, amica: sono complessata, ma in fondo ci vivo bene con i miei complessi. Potrò non sopportare le relazioni amicali per più di tre giorni di seguito, potrò avere dei problemi a vivere il presente e a provare emozioni se non quelle ricostruite nella mia mente a posteriori, ma in fondo sono una ragazza felice.

E poi pare che ci sia ancora tutto il tempo del mondo. Mi è stato fatto notare che a 23 anni si è ancora giovani e che forse questo mio sentirmi sempre perennemente in ritardo, questa smania di voler bruciare le tappe è un tantino eccessiva. Che poi di tappe non ne ho mai bruciata nemmeno una. Non sono proprio un “Genio incompreso”: genio sicuramente NO, incompreso forse, ma non certo per colpa degli altri.

Quindi, cara amica, se non ti chiamo, se non ti cerco, se… se… se… è solo perché sono un po’ un orso. Ma di quelli carini a cui in fondo, in fondo ogni tanto piace qualche coccola. Ecco.

Bacini, amica :*

* soprattutto con il genere umano femminile e il bagaglio di paranoie e complessità che ci portiamo dietro; con gli uomini invece è un’altra storia [e non sarò certo io a spiegarvi il perché, se non ci arrivate], anche se pure loro a paranoie, a volte, non stanno certo a pettinare le bambole

“Cazzari di tutto l’internèt, unitevi!” (semicit.)

Potrei raccontarvi delle cameriere nel pub in cui siamo andati ieri sera che sfoggiavano sul capo un luccicantissimo cappello da babbo Natale, ma avevano la morte nel cuore e un po’ l’hanno fatta venire pure a me;

Potrei raccontarvi del pAcco enorme tutto fatto di neve, stile igloo, in Piazza Vittorio (Torino) che uno giustamente si chiede perché? ma poi pensa che è meglio fare pace con il cervello e lasciar perdere;

Potrei raccontarvi del barbone che violenta il violino in una stanza di tre metri per cinque e al quale tu faresti l’elemosina solo per farlo smettere TI PREGOOO;

Potrei raccontarvi del fatto che credevo che la “grande Madre patria Rüssia” (da leggere con accento russo) stesse, appunto, in Russia, e invece NO, sta alle Officine Corsare. Sticazzi!

Potrei raccontarvi che mia madre mi ha appena regalato un completino intimo di pizzo rosso. Mia madre?!? Ecco, ma ricordiamoci di far pace con il cervello.

Potrei raccontarvi di un sacco di altre cose, ma non mi vengono in mente in questo istante. E quindi ne approfitto per augurare a tutti di sopravvivere a queste feste e di tornare cazzari quanto prima all’inizio del nuovo anno.