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Inizi del tutto casuali.

Quando cominciai a studiare alla Piccola ero stanca, molto stanca.

Avevo bisogno di aria nuova, di gente nuova di un qualcosa che mi strappasse di dosso quel senso di soffocamento che spesso avverto quando mi rendo conto di vivere in un piccolo paese, dove le persone sono sempre le stesse e dove non puoi fare due passi senza pestare i piedi a qualcun altro, che ovviamente s’indigna e urla e strepita, perché “quello è il mio orticello, come osi! Non hai visto il recinto con il filo spinato?” Shame on you.

Non avevo mai sentito parlare del Teatro Ragazzi, devo essere sincera. Ma non ci ha messo molto a rivelarsi una di quelle strane coincidenze della vita che ti si parano davanti come un muro: puoi decidere di scansarle di netto o andarci a sbattere contro SBAAAM ovunque ti porterà quella via.

Ne ho sentite di ogni su questa particolare branca del teatro (ma non si tratta solo del teatro, la questione si ripropone per quasi tutto ciò che è rivolto ai ragazzi/bambini): chi lo ritiene un ripiego, chi cavalca l’onda ma non ci crede davvero, chi tratta i poveri bambini come un branco di decerebrati che si bevono la qualsiasi, chi se lo porta dentro, chi ci crede e ne fa uno stile di vita. Ma che sia l’una o che sia l’altra, io sono convinta che tutto ciò che è pensato per i bambini ha una intensità così profonda che se uno avesse il coraggio di farsi catturare ne verrebbe letteralmente travolto, come da un’onda particolarmente incazzata. Impossibile sfuggirle. Sì, perché i bambini hanno una grande profondità in un piccolo spazio: una profondità tascabile. wink wink

Ne erano convinti tanti di quei pensatori, tra cui Nietzsche per citare il più famoso, o R. W. Emerson per oltrepassare l’Oceano, o ancora Ermanno Bencivenga (con il suo articoloPlatone all’asilo e il suo libro bellissimo “Filosofia in 52 favole“) per citarne uno ancora vivo e vegeto. Tutti con le loro diverse sfumature di pensiero, chiaramente, ma il concetto è sempre lo stesso: i bambini hanno una loro potenzialità intrinseca non ancora costretta all’interno della società, sono ancora capaci di stupirsi, di immaginare, di collegare i puntini non seguendo i numeri suggeriti dalla settimana enigmistica.

Ecco, io volevo parlare di una cosa magica e figa e sono finita a parlare di potenzialità intrinseca e a citare gente morta. Apposto. Cinque anni di filosofia mi hanno mandato in pappa il cervello.

Ma quello che volevo dire per concludere è che io sicuramente sono una signorina nessuno nell’ambiente, ma sono molto innamorata. Questo lo posso dire con certezza assoluta.

E come si fa a tornare nel mondo reale, quello della sopravvivenza, delle bollette, dello stipendio a fine mese… una volta che ti sei innamorata?

Forse non ci torni. Forse resti qui e fai entrare il mondo reale nella tana del Bianconiglio un poco alla volta.

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