Il tempo per vivere.

Che poi uno dice che sono giorni in cui non ha neanche tempo per vivere e poi però ti vergogni a dirlo perché pensi a tutti quelli che vanno in ufficio dalle 8 alle 20.

Ok, forse sto esagerando, ma non è che conosca esattamente l’orario di un ufficio, non ci ho mai lavorato. So solo che corro a destra e a sinistra come una pazza, arrivo a sera che sono stanchissima e vorrei fare altre cose, tipo scrivere (ho in cantiere un lavoro insieme ad altre persone su dei calzini), tipo – che ne so – leggere per dirne un’altra. E invece crollo sfinita.

Non riesco nemmeno a finire una puntata di un telefilm: sono tre giorni che ci provo e… ploff… mi addormento. Niente da fare.

Ieri, ad esempio, sono uscita di casa alle 7 e sono tornata alle 23. E però mi vergogno a lamentarmi magari a fine giornata perché sono stanca, perché ho fatto la trottola tutto il giorno. Sì, mi vergogno a dire che non ho neanche il tempo di vivere, perché poi invece è proprio quello che sto facendo. Vivere.

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