#project52 – 20th week :: Preparativi.

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Erano giorni che sembrava che la città fosse stata presa in ostaggio dalla pioggia. Un ragguardevole numero di piccoli cerchi dai colori più disparati si muovevano come formiche avanti e indietro per le strade dando vita a fiumi di colori in entrambe le direzioni. A volte qualcuno scompariva per lasciare spazio a una testa umana che, giusto il tempo di chiudere l’ombrello e riuscire a ripararsi in un’automobile, puntualmente s’infradiciava.

IMG358Nel mezzo di quella fiumana di colori che si muovevano rapidi, un ombrello rosso fuoco si fermò. Una figurina minuta controllò un piccolo foglietto di carta che teneva in mano, mentre tutti la sorpassavano senza notarla. Eccolo, il numero 12. Un enorme portone di legno si affacciava su un cortile interno. Non era sicura fosse il posto giusto, quindi ricontrollò il suo biglietto. Eppure l’indirizzo era giusto. Strinse più forte a sé la borsetta e il suo prezioso contenuto che si portava appresso e varcò la soglia. Si ritrovò nel bel mezzo di un cortile a pianta quadrata ricoperto di candidi ciottoli circondato da un porticato. Che posto particolare.

Nella moltitudine di esercizi commerciali che si ritrovò a osservare individuò una piccola vetrina in fondo sulla sinistra e si avviò nella sua direzione. Non sapeva perché, ma era così anonima da darle la sensazione fosse esattamente quello che stava cercando. Salì una rampa di scale, si posizionò davanti alla vetrina e sbirciò all’interno.  Un bancone di legno cesellato era in bella vista proprio davanti ad una libreria ricolma di libri semi antichi ben rilegati. Era il posto giusto. Gli artigiani del libro non potevano che essere lì. Appoggiò l’ombrello gocciolante a terra lì fuori, aprì la porta e un campanellino tintinnò annunciando la sua presenza. Per un po’ non giunse nessuno e lei rimase lì ad aspettare. Poi dal nulla, come se niente fosse, comparve un signore alto, magro, dinoccolato, dal naso aquilino, con un cappello da pescatore e un grembiule da artigiano entrambi sgualciti.

La ragazza non disse niente, era troppo stupita da quell’apparizione così… così… particolare per proferire parola. Allora fu il libraio a interrompere il silenzio: “Posso esserle utile?” chiese con voce acuta, ma cordiale. Lei si riscosse dallo stupore. “ Ehm, sì. Dovrei far rilegare questa tesi.” Si avvicinò e appoggiò al bancone il contenuto della borsa che ancora stava tenendo stretta a sé. E dopo le formalità, relative alla scelta della copertina, del colore dell’intestazione e quant’altro, quello strano personaggio concluse consegnandole una ricevuta: “Passi domani a quest’ora.”

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E niente signori, ora ce l’ho proprio qui accanto a me. La mia tesi finita, stampata e rilegata. Sì, è anche per questo che la settimana scorsa il project è saltato. Chiedo perdono, ma i miei motivi erano più che validi. Lunedì provvederò alla firma del frontespizio e alla consegna in presidenza. Sono emozionatissima e ancora non ci credo. La fine di un periodo della mia vita.

E, nel caso ve lo steste chiedendo, sì, il libraio esiste veramente ed è proprio così come descritto: mi è sembrato di essere finita in un negozio a Diagon Alley. E no, io non sono una figurina minuta, ma almeno nella fantasia…

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