“Gioca con me, dai. Gioca con me ancora una volta.”

Si può piangere ridendo, o ridere piangendo? Sì, direi di sì. Perché è proprio quello che mi è successo a teatro. Sono sinceramente orgogliosa di parlarvi di questo spettacolo, partorito all’interno della nostra compagnia teatrale: Gioca con me, si intitola. Una commedia costituita da un atto unico scritta, diretta e interpretata da una magistrale Fiorella Riggi.

Martin e Hellen, lui ingegnere e lei architetto, si conoscono da 11 anni (7 di fidanzamento e 4 di matrimonio), hanno giorni fissi per fare qualsiasi cosa: per andare al cinema (ognuno per conto suo, perché di gusti cinematografici diversi) , per insultarsi (bisogna essere creativi per trovare nuovi insulti), per scopare (sono bravi in quello e fantasiosi), per fare compere, per i pranzi con i parenti… E’ previsto di tutto nella loro routine, tranne l’esprimere quello che l’uno prova per l’altra: un amore ormai seppellito dalla noia e dalla vita quotidiana.

Ed ecco che capita qualcosa. Un qualcosa che non potrà lasciarli indifferenti.

Forse sarebbe meglio parlarne, sarebbe meglio crescere. Arrivare a dei compromessi. Non tenersi tutto dentro. Tentare di dirsi ti amo. Prima che la vita decida per tutti. La vita prende e la vita dà in un eterno ciclo della vita.

“Ma chi cazzo sei? Tu non sei Hellen.”

“Sono la vita. Arrivo, gioco, me ne vado.”

“Tu lo sapevi?!? Sapevi che sarebbe successo tutto questo.”

“Sì”

“…”

“Gioca con me, dai”

“In questo momento non è che abbia proprio molta voglia di giocare”

“Coraggio. Gioca con me. Ancora un’ultima volta. Allora?!? Prendimi! Sono qui.”

Questa commedia racconta, in un modo tutto particolare, la quotidianità e i ricordi di gioventù di Hellen e Martin: due persone ordinarie, con una vita altrettanto ordinaria. E lo fa separando due piani di narrazione: quello astratto, in cui la voce narrante è quella giocosa del bambino che c’è in ognuno di noi, che non capisce bene o che non vuole davvero capire; e quello reale, quello della vita vera. Una commistione di ilarità e di cruda realtà che riesce a creare un effetto tragicomico che sfocia nella meraviglia.

Ho un’amica che, giuro, ha cominciato a piangere e non riusciva più a smettere.

Trovo che sia un vero peccato che uno spettacolo del genere resti confinato in un teatro di provincia. Meriterebbe molto, ma molto di più.

P.S. Lo rifaremo comunque al teatro comunale di Cambiano (TO) il 3 novembre 2012, nel caso siate in zona.

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