“Dopo la laurea in filosofia cosa vuoi fare? L’insegnante, no?”

Se mi avessero dato 1 euro per ogni volta che ho sentito questa frase ora sarei milionaria probabilmente. Filosofia = insegnante. Uguaglianza che quanto meno mi fa rabbrividire e che mi nausea.

Non nego possa esistere chi, dopo una laurea in facoltà umanistiche, voglia fare l’insegnante per passione (mio zio è uno di questi, D’avenia un’altro e così tanti altri…).  Ma non significa che sia l’unica prospettiva di vita che ho. E a maggior ragione per quanto riguarda filosofia. (E’ indubbio che per chi non sa nemmeno cosa sia, sia giusto dargli un’infarinatura di storia della filosofia, ma se parliamo di me, allora no grazie. Ho già dato.)

“Se in filosofia esiste qualcosa di simile a istruzione, può essere soltanto l’insegnamento a pensare per proprio conto”

Leonard Nelson

Questo è il succo di tutto. Non si potrà mai insegnare nient’altro che questo il resto è indottrinamento mnemonico: insegnare a pensare, ad amare il sapere, la curiosità, essere coerenti con il proprio pensiero. Chi possiede queste caratteristiche, magari nemmeno lo sa, ma per me è un filosofo. La filosofia è un’attitudine e la vita è la maestra migliore.

Forse potrà anche sembrare l’unica scelta obbligata, ma è solo perché questi signori hanno poca fantasia e continueranno a vivere nella propria mediocrità con la costante paura di fallire. Nulla è mai obbligato, niente è mai univoco (lo diceva già Clà qualche tempo fa parlando della gente che ragiona per tappe che pensa che dopo questo ci sia questo e dopo per forza quest’altro). E sono gli stessi che mi dicevano: dovresti fare l’infermiera, perché filosofia è inutile. Certo, sono io stessa ora a dire che la filosofia è inutile, ma parlo riferendomi a quei filosofi che pensano di avere la verità in tasca. Allora sì, per loro la filosofia è stata inutile davvero.

Io ho altri e più grandi progetti per me: le mie prospettive sono rosee, ricordate? Un po’ nebulose ma rosee. E me ne sbatto della paura di fallire: oramai è diventata mia compagna di viaggio, ci teniamo compagnia. Ma in fondo un fallimento in più o in meno cosa vuoi che cambi!

E allora daje.

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7 pensieri su ““Dopo la laurea in filosofia cosa vuoi fare? L’insegnante, no?”

    • cheppalleee ha detto:

      Meno male che sbagliando si impara e che dai grandi fallimenti si traggono gli insegnamenti più grandi. O forse la grandezza sta proprio nel modo in cui si reagisce ai fallimenti. O forse sto sproloquiando. Cosa molto probabile. 🙂

  1. dorotea ha detto:

    Se penso alla mia carriera scolastica, gli unici che abbia definito “maestri”, non professori, ma maestri in senso classico, sono stati quelli che mi hanno trasmesso la filo-sofia.
    Tutto il resto è noia.
    Peccato che per buona parte la gente sia noia, abbia perso in partenza l’amore per il sapere, la consapevolezza della sua importanza nel processo di affermazione di se stessi. Bisogna essere macchine produttive. Che poi tu sappia o meno, questo non fa la differenza.

    • cheppalleee ha detto:

      Ricordo durante il periodo del liceo. Tutti odiavano a morte filosofia, nonostante la mia professoressa spaziasse, da quella classica ai temi di attualità. Insomma, faceva filosofia vera e ci insegnò la cosa più importante del mondo: la curiosità.
      Purtroppo il succo di quegli insegnamenti toccò l’animo di poche, pochissime persone. Più preoccupare a calcolarsi la media dei voti, che di capirne il perché.

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