L’anello

Oggi mi è venuto in mente di non aver ancora pubblicato qui, sul mio blog, il racconto che scrissi per Barabba quest’estate. Rimedio ora dall’alto della mia scopa. Ho preso freddo stanotte. Coff coff.

(posizione)
Indice della mano destra, proprio sulla giuntura che tiene insieme la falangina e la falangetta.
(cause)
E’ così piccina che ora faccio fatica a ricordare con esattezza quale sia l’indice incriminato e devo pensarci un po’. Ma all’epoca non avevo bisogno di rifletterci nemmeno mezzo secondo: faceva un male fottuto. E poi, si sa, durante l’adolescenza è sempre tutto più doloroso: sarà che la pelle è ancora liscia e morbida, non ancora temprata dalle intemperie della vita; sarà che, per spirito di ribellione, decidiamo di infrangere la campana di vetro in cui venivamo gelosamente custodi, e, appena fuggiti, siamo ancora così ingenui che vorremmo il mondo esattamente come l’avevamo dipinto sulle pareti della nostra prigione di vetro: con tanti cavalli bianchi e principi azzurri.
Sarà come sarà, ma quel giorno – o meglio quella tiepida notte di mezza estate – ero radiosa. Probabilmente non te lo ricordi. Ma io mi sentivo finalmente bene con me stessa, nonostante l’adolescenza.
C’eri tu, c’ero io, c’erano tutti i nostri amici, c’erano un sacco di altre persone e, come al solito, mi ero appiccicata a te. Tu mi davi pacche affettuose che mi lasciavano dei lividi disumani. Non mi facevi male, ma probabilmente le mie braccia volevano già dirmi qualcosa. Sembravamo all’asilo. Sai che si dice che i bambini dell’asilo per dimostrare interesse si tirano le cose addosso? Ecco, noi ci menavamo; ma se avessimo avuto qualcosa da lanciarci a portata di mano probabilmente l’avremmo fatto. Non ho mai dato una spiegazione a tutto ciò, però fu uno dei periodi più felici della mia vita. Folle, vero?
Beh, quella sera eravamo seduti vicini e stavamo giocando: e tu, mio caro, signore come solo tu sai essere, mi hai tirato una delle tue gentilezze su una spalla. Avevo un anello di metallo al pollice destro e nel ricambiarti la cortesia, con la mano chiusa a pugno, a causa dell’impatto con il tuo braccio, la parte affilata è penetrata nella carne. Ha cominciato subito a sanguinare. Non smetteva più, così ho tamponato immediatamente la ferita con un tovagliolo. Non ho fatto nient’altro. Speravo solo che tu non ti accorgessi di nulla: non volevo che ti sentissi in colpa. Il resto non me lo ricordo bene, ma ormai i ricordi sono così confusi.
Però una cosa me la ricordo perfettamente: a un certo punto ci siamo ritrovati proprio in quel punto del parco dove la luce dei fari alogeni non arrivava e, non so come, mi sono resa conto all’improvviso che stava per succedere.
“Vuoi fare un gioco? – mi hai sussurrato, prendendomi le mani tra le tue – Chiudi gli occhi.”
E lì ho capito. “Oddio e adesso? Non so come si fa.” Tra tutte le cose che potevano venirmi in mente in quella frazione di secondo – felicità, sensazione di svenimento, euforia… – quella è stata l’unica cosa che mi è venuta lì per lì. E invece è stato così naturale, come se non avessi atteso di fare altro in tutta la mia vita. Per un secondo mi sono persino dimenticata del dolore.
(conseguenze)
Il bacio perfetto dato ad uno stronzo colossale; chiaramente solo il primo di una lunga serie.
Oh, sono stata troppo diretta? Mi dispiace, non volevo urtare la tua sensibilità. E’ che ho sempre fatto la persona superiore: non te l’ho mai detto e volevo decisamente togliermi questo sassolino dalla scarpa.
E ora per me sei semplicemente una persona come tante che abita la Terra. Perché come in tutte le cose, anche la grammatica vuole, che prima o poi arrivi il momento di mettere un punto alla fine di un periodo. Senza un punto non ci raccapezzeremmo più nella storia della nostra vita. Punto, a capo e si passa oltre.
La cicatrice di quella sera, invece, è sempre qui al posto che le conviene, pronta a ricordarmi la sua provenienza. Ma, la vuoi sapere una cosa? Ogni cosa ha un significato solo se siamo noi a decidere di dargliene uno. E alla fin fine i ricordi sono come le cicatrici. Restano, come segni indelebili, ma poi non fanno più male.
Addio.

2 pensieri su “L’anello

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...