Tante storie

A un certo punto della Storia, qualcuno si dichiarò insoddisfatto. Della Storia, intendo dire: di come stava andando, e soprattutto del ruolo che gli era stato  assegnato. Era un personaggio di secondo piano; partecipava ad alcune azioni corali e pronunciava qualche battuta divertente, ma non aveva peso nel procedere dell’intreccio, non determinava svolte decisive, non era mai alla ribalta nei momenti che lasciavano tutti con il fiato sospeso. Quando si trattava di salpare per un nuovo mondo, lo si vedeva appena, confuso tra la folla che si assiepava sulla banchina;  quando il giovane amante si stringeva alla sua bella al chiaro di luna, lui si era già messo a letto con un noioso raffreddore. E non era giusto, sentenziava il nostro personaggio: con tanto tempo a disposizione e tante scene da recitare nei più diversi ambienti, doveva pur esserci un modo di fargli fare qualcosa di significativo.

C’erano state altre lamentele in precedenza, ma sommesse, timorose: voci di corridoio subito smorzate dall’ansia di non voler sembrare uno scocciatore, un guastafeste.  Invece il nostro personaggio si esprimeva a voce alta e un po’ irosa, e faceva tante strorie;  e le sue rivendicazioni cominciavano a lasciare il segno, a trovare eco in altri scontenti. Si provò  allora a contattare l’Autore, ma senza fortuna: dopo aver scritto la storia si era ritirato in un’isola lontana, la più perfetta delle isole *, dicono, l’isola della quale non se ne può sognare una di migliore, e non voleva essere disturbato.

Si cercò il Testo per apportargli qualche modifica e aggiungere qualche nuova vicissitudine, ma nessuno sapeva dove fosse; anzi si mormorava che non esistesse più, che non fosse più scritto da nessuna parte. Tutti sapevano che cosa fare e che cosa dire, dunque non c’era bisogno di un Testo; la Storia poteva svolgersi in modo automatico come un orologio che cammina senza sosta dopo che gli sia stata data la carica.

Si andò avanti per un bel po’, in un’atmosfera di crescente tensione: da una parte il personaggio ribelle con un gruppo sempre più vasto di simpatizzanti, dall’altra i molti volonterosi che si arrabattavano per trovare una soluzione.

Poi, un giorno, il personaggio ribelle si stancò di aspettare e di fare tante storie; era arrivato il momento di agire, di compiere una scelta coraggiosa. Così, la prima volta che una caravella stava per salpare per un nuovo mondo, mentre il capitano sulla tolda agitava la mano per salutare la folla, lui si staccò da quella folla, misurò a grandi passi la distanza che lo separava dal bastimento, si arrampicò con grande energia sulla scaletta di corsa, piazzò una scopa nelle mani del capitano e con uno spintone lo mandò a fare pulizia sottocoperta, e si mise ad agitare la mano al suo posto, mentre la nave si allontanava verso l’ignoto.

Di lui da quel giorno, si sa poco, ma il suo gesto è rimasto per sempre impresso nella Storia. Che peraltro, da quel Giorno e da quel Gesto, è finita, perchè i molti simpatizzanti del ribelle ne hanno imitato l’esempio e si sono messi a fare scelte di ogni genere – sorprendenti, arbitrarie e spesso insensate.

Oggi dunque, ci sono tante storie, tanti gesti, tanti testi e tanti autori, tutti rigorosamente con l’iniziale minuscola, e, se qualcuno si prende troppo sul serio e si propone come Autore, altri sorridendo gli raccontano la Storia (o, come la chiamano adesso, la Storiella) e gli spiegano com’è andata a finire: come basti un niente per uscire dalla folla e misurare a larghi passi la distanza dal proprio destino.

Con l’accento su proprio, non su destino.

Ermanno Bencivenga, La filosofia in 42 favole. Il libro più geniale che mi sia mai capitato di avere tra le mani. Maestro, mi inchino.

Riferimento a Gaulinone e alla disputa con Sant’Anselmo e la sua prova ontologica dell’esistenza di Dio.

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7 pensieri su “Tante storie

  1. cheppalleee ha detto:

    Anche io lo adoro. Racchiude tante bellissime perle.
    Poi il prof. Bencivenga è proprio una brava persona, molto disponibile 🙂

    (ma mi fa molto piacere. Passa pure quando vuoi ^___^)

  2. dorotea ha detto:

    Allora c’è ancora possibilità che si concretizzi! Io te lo auguro! In bocca al lupo!

    (che bello studiare filosofia. a un certo punto della mia vita, ho seriamente pensato di farlo. ma ho tempo e prima o poi lo farò.)

  3. Spitzbuben ha detto:

    Confermo che studiare filosofia è bellissimo, anche a Milano dove brulicano ciellini da ogni angolo. Io, tra le 42 favole, adoro quella di Sara e le idee.

    “Con l’idea, però, era un bel problema. Perchè un’ idea non si può chiudere in una scatola, non si può nascondere sotto le calze. Un’idea non si può neanche prendere in mano. Come si fa a conservare un’idea? Se sapessi scrivere, pensò Sara, potrei fermarla sulla carta e non volerebbe più via. Forse dovrei dirla alla mamma, così la scrive. Ma no, concluse dopo averci pensato su, chi me lo dice che i segni sulla carta la fermano davvero, un’idea? ”

    -P.S.1 Posso farti i complimenti per questo tuo angolo di pensiero, il micromondo che è il tuo blog?
    -P.S.2 ho visto che sei di Torino o dintorni. Ti invidio perchè in facoltà di filosofia c’é il grande Maurizio Ferraris, una sottospecie di guru per me. Spero che tu abbia frequentato una “leggera” lezione di teoretica di quest’uomo.

    Abrazo,
    Spitzbuben

    • cheppalleee ha detto:

      Quoto in pieno la scelta della favola 🙂 Infatti ne parlai in un post (più o meno verso giugno). Anzi la lessi ad alta voce perché è la mia preferita in assoluto: il concetto fondamentale che le idee, come le persone, non siano di nostra proprietà e che vadano lasciate libere è una di quelle cose che, paradossalmente, tutti sappiamo, ma di cui pochi hanno reale consapevolezza. E mi lascia senza fiato ogni volta.

      -P.S.1: Grazie molte, sono contenta che piaccia a qualcun altro.

      -P.S.2: Ho avuto a che fare con il prof Ferraris e non amo particolarmente l’ontologia da lui professata, né lui come persona. In particolare ho l’impressione che voglia cavalcare ad ogni costo l’onda non avendo nulla di sensato né di concreto da dire (vedi una delle sue ultime conferenze anima e i-pad. Mah). Ho seguito un suo corso terrificante su Nietzsche in cui avrei voluto morire dalla vergogna per lui, ma ognuno è libero di strutturare il suo corso come preferisce. Detto questo, comunque, ho seguito un suo intervento sull’argomento arte ed è uno dei più lucidi e sistematici a cui abbia avuto il piacere di assistere. Un uomo contraddittorio, dunque. Almeno per me 🙂
      Poi io mi laureerò comunque all’interno del LabOnt, ma questa è un’altra storia… e sicuramente non mi laureo con lui. ^____^

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