Davanti al dolore degli altri.

C’era un piccolo pamphlet di Susan Sontag intitolato appunto “Davanti al dolore degli altri”. Lo comprai anni fa per rispondere all’annosa domanda sul come comportarsi di fronte al dolore degli altri, per avere spunti, riflessioni in proposito, ma il piccolo saggio non mi aiutò affatto poiché si focalizzava sul dolore delle grandi tragedie, delle grandi guerre trasmessoci dai mezzi di comunicazione, quali tv, fotografie ecc…

Quindi la domanda resta: “E di fronte al dolore degli altri?” Quando quel muro cade, l’altro ci si presenta involontariamente nudo e ci viene mostrato il dolore allo stato puro. Cosa fai?

E’ una domanda che mi pongo da molto tempo, da quando un amico di famiglia si suicidò e io rifuggii qualsiasi funerale, qualsiasi veglia, qualsiasi cosa che mi facesse avvicinare di un passo a quel dolore. Che differenza c’è tra il proprio dolore e quello degli altri?

Il nostro dolore ci dilania dentro, come se non potessimo mai ricostruire un cuore frantumato, come se non potessimo mai infrangere la superficie del lago della disperazione. Eppure poi in un modo o nell’altro riusciamo ad abbandonare quel lago e in qualche modo, con il tempo, la pelle si asciuga all’aria. Pelle asciutta, qualche cicatrice dovuta ai detriti sul fondo del lago che non potevamo in alcun modo evitare, qualche lacrima ancora. Eppure si ricomincia in qualche modo a camminare.

Il dolore degli altri, invece. Il dolore degli altri è uno specchio che rende universale ciò che è accidentale*. Uno specchio dal quale non si può fuggire. I piedi ti si paralizzano come se fossi immerso in un incubo di quelli in cui i tuoi movimenti sono rallentati, di quelli in cui vorresti fuggire e invece ti ritrovi inchiodato lì a fissare il tuo dolore riflesso negli occhi della persona che sta di fronte a te. E piuttosto che rimanere a guardarlo lo abbracci e lo stringi fortissimo così tanto da tramortirlo, da ucciderlo, da farlo fuggire via.

Perché è così: perché vorresti non doverlo mai guardare negli occhi il dolore degli altri.

 

* (è come guardare un quadro, una fotografia che rende universale un singolo istante)

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Informazioni su cheppalleee

Sono una testatrice di muri professionista.
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2 risposte a Davanti al dolore degli altri.

  1. cheppalleee ha detto:

    E poi c’è quel dolore dignitoso, nascosto dietro ad un sorriso. Quello che ti spiazza e che non ti fa vedere sotto il muro dell’apparenza. Tu sai che c’è, tuttavia non ti è concesso entrare, né vedere.

  2. blanconejo ha detto:

    La comunicazione umana è gran parte un gioco di specchi. Il mettersi nei panni degli altri nel loro dolore è forse una delle funzioni più alte che abbiamo. Dall’empatia non possono nascere conflitti, giudizi, violenze.

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